Dati strutturati: come crearli e come identificare gli errori

Terza e ultima parte della guida made in SocialCities sull'utilizzo corretto dei dati strutturati: scopri come crearli e inserirli sul sito, correggi eventuali errori... e punta alla vetta della SERP!

Abbiamo già visto cosa siano i dati strutturati e perché andrebbero usati in una strategia SEO, per poi approfondire con il corretto utilizzo di vocabolari e formati per la loro codifica nelle pagine del sito. Adesso dovresti avere una buona base di conoscenza teorica: è giunta l’ora di trasformarla in pratica, dando vita ai dati strutturati più utili per il tuo piano di content marketing!

 

Crea i tuoi dati strutturati

Bene, è arrivato il momento di creare il dato strutturato da associare alle pagine del tuo sito, così da fornire a Google le informazioni più importanti sui tuoi contenuti. Puoi scrivere manualmente il markup richiesto direttamente sul codice HTML delle singole pagine, ma ti consigliamo di non rischiare in quanto ogni singolo errore può seriamente rischiare di compromettere il tuo sito. Pertanto, se non sei abbastanza esperto in materia di programmazione, o se vuoi semplicemente evitare di digitare intere stringhe di codice, esistono diversi strumenti - gratuiti o meno - che permettono di creare i dati strutturati per le tue pagine Web. 

Sono molteplici gli esempi validi, come il servizio fornito gratuitamente da Hall Analysis per creare dati strutturati in formato JSON-LD oppure alcuni plugin Wordpress (come All In One SEO Rich Snippets) che, però, appesantiscono il tuo sito e lo rallentano - come saprai, la velocità di caricamento è uno dei fattori negativi indiretti di ranking per Google.
In linea con quanto già detto nel precedente articolo sui dati strutturati, però, il nostro suggerimento è quello di affidarti al più celebre e usato motore di ricerca del mondo: possiamo provare a crearne uno con il Markup Helper (o Assistente per il markup dei dati strutturati) di Google.

 

Come usare il Google Structured Data Markup Helper

Come sempre, Google accorre in soccorso dell’utente con un servizio gratuito, semplice e intuitivo, utile a creare i markup da inserire sul sito. Una piattaforma più che valida la quale, però, ha come limitazione quella di poter operare soltanto per una pagina alla volta.

Ecco, passo dopo passo, come creare il tuo dato strutturato:

  • Vai sul sito;
  • Il Markup Helper permette di creare dati strutturati sia per siti Web che per e-mail. Ci occuperemo soltanto della prima delle due sezioni: seleziona la schermata giusta e scegli la tipologia di dato di tuo interesse;
  • Nell’apposito spazio, incolla l’URL o il codice sorgente HTML della pagina sulla quale vuoi implementare il tag di markup;
  • Clicca su Inizia la codifica;
  • Per creare il tuo dato strutturato, segui le istruzioni fornite dall’applicativo. Seleziona i singoli particolari che vuoi definire. Man mano che aggiungerai i diversi tag, vedrai il markup completo sulla parte destra dello schermo e il contenuto della pagina su quella sinistra;
  • Dopo aver creato il tuo markup, clicca su Crea HTML;
  • A questo punto, sulla parte destra dello schermo vedrai il tuo dato strutturato in formato JSON-LD. Google fornisce l’opzione di passare ai microdata modificando il formato di output tramite un clic sul bottone con scritto JSON-LD sulla parte alta dello schermo;
  • Copia il codice su un documento di testo o sul blocco note, oppure scaricalo direttamente tramite il tool;
  • Clicca sul bottone Fine.

 

Aggiunta e validazione del dato strutturato

È giunto il momento di aggiungere il dato strutturato che hai creato alla pagina specifica cui vuoi associarlo. Le modalità variano a seconda del sito e del CMS utilizzato.

ATTENZIONE: Il passaggio dell’implementazione del tag sul sito, che ti spiegheremo tra poche righe, presenta alcune complessità tecniche. Come anticipato sopra, un errore nell’inserimento può compromettere il funzionamento del tuo sito. A meno che tu non sappia esattamente come muoverti, ti consigliamo di rivolgerti al tuo webmaster o a un programmatore Web.

Se stai utilizzando WordPress, il tag creato con il Markup Helper di Google andrà incollato all’interno dell’header della pagina specifica al quale esso fa riferimento oppure, senza intervenire sul codice HTML, tramite un plugin che provveda al posto tuo. Quest’ultima è senz’altro la soluzione più semplice, che elimina buona parte di rischi: tuttavia, in ottica SEO appesantire il sito con numerosi plugin è un fattore negativo per il posizionamento, in quanto finirà per renderlo più lento.

Anche sul CMS di Hubspot, soluzione che ti consigliamo, l’implementazione avviene incollando il codice nell’header della pagina specifica, consultabile alla sezione Content -> Content Settings.

 

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Una volta compiuta la procedura di inserimento del markup, esso andrà convalidato tramite lo Strumento di test per i dati strutturati, copiando e incollando l’URL della nostra pagina e poi cliccando su Esegui Test. Il risultato del test mostrerà sulla parte sinistra il codice non ancora elaborato, mentre sulla parte destra gli elementi rilevati nella pagina.

 

Come identificare gli errori sui dati strutturati

Anche i migliori piani, tuttavia, possono incorrere in qualche défaillance. Infatti, i markup installati potrebbero presentare degli errori, da correggere quanto prima possibile.

La strada più semplice per identificare un eventuale refuso è offerta dalla Google Search Console, che mostrerà i dati strutturati trovato sul tuo sito e ogni errore che lo rende impossibile da usare come rich result in SERP. 

In particolare, eventuali errori vengono evidenziati nel settore miglioramenti, nella parte bassa della home page.

Gli errori più comuni riportati in Search Console sono:

  1. Quelli relativi all’errato inserimento di un URL all’interno del dato strutturato: errori comuni sono legati alla dimenticanza degli slash;
  2. Quelli relativi agli errori di spelling o alle proprietà indicate;
  3. Quelli relativi alle dimenticanze di importanti dettagli come autore e titolo.

Altri errori possono riguardare:

  • un formato JSON-LD o microdata non valido;
  • l’impossibilità di Google di accedere al dato strutturato perché disindicizzato tramite robots.txt o un tag noindex;
  • l'errata implementazione del dato, qualora esso non rappresenti accuratamente il contenuto della pagina (ad esempio, l'inserimento di un markup relativo al prezzo su una pagina diversa da quella di un prodotto).

 

La scala per il Paradiso (della SERP)

Siamo giunti al termine del nostro viaggio nel girone dei dati strutturati. Speriamo di essere stati affidabili traghettatori lungo le insidie del percorso per l'implementazione degli stessi del tuo sito, come Virgilio lo fu per Dante nel tragitto attraverso l'Inferno, risalendo al Purgatorio.

Ci auguriamo che la tua scalata verso il Paradiso della SERP sia lineare e senza intoppi: se cerchi un partner affidabile che ti dia una mano nel realizzare i tuoi progetti e raggiungere i risultati che desideri, saremo lieti di ascoltarti, senza impegno.

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