Dati strutturati: come usare vocabolari e formati in maniera corretta

Schema.org o microformati? JSON-LD, microdata o RDFa? Una breve guida all'uso corretto di vocabolari e formati nell'implementazione dei dati strutturati all'interno della tua strategia.

 

I vocabolari

Come abbiamo già anticipato, i dati strutturati aiutano i motori di ricerca nella fase di indicizzazione dei contenuti, tramite vocabolari che standardizzano le informazioni ai fini di etichettare le pagine Web. Tali vocabolari si basano, di fatto, su tabelle di dati che facilitano il lavoro del crawler, associando a una specifica categoria già predeterminata l'informazione corrispondente. 

Per fornire ai robot contesti e significati delle diverse pagine, da estrarre con relativa facilità, possono essere utilizzate due diverse tipologie di vocabolari:

  • Microformati: Nel 2004, in un'epoca di sviluppo del web semantico (che poi ha conosciuto una vera e propria nuova epoca a partire dal 2006), furono introdotti i microformati, parti di markup che aggiungono informazioni al codice HTML e XHTML generico per offrire ai motori di ricerca una maggior facoltà di comprendere il significato di contenuti normalmente scritti per la comprensione umana, ma ancora ostici per le macchine.

  • Schema.org: Una decisa accelerazione all'utilizzo dei dati strutturati è stata data dalla nascita di schema.org, creato da Google, Bing e Yahoo, i tre maggiori motori di ricerca del mondo occidentale, nel 2011. La finalità comune dei portali era quella di creare una metodologia standard per l'utilizzo dei dati strutturati, un progetto che ebbe un successo esponenziale quando, in fase di implementazione, anche Yandex (il maggior motore di ricerca russo) decise di aggregarsi. Essendo stato creato direttamente dai maggiori motori di ricerca, schema.org è senz'altro il vocabolario consigliato, in quanto già ottimizzato per offrire la miglior esperienza e, di conseguenza, maggiori possibilità di posizionamento: non a caso, anche Apple si è allineata raccomandando agli sviluppatori di usare lo specifico markup, a discapito dei microformati.

I formati

Sia schema.org che i microformati, per poter essere letti dai motori di ricerca, devono essere codificati o incorporati in una pagina: questo viene fatto tramite quelli che vengono chiamati formati (o sintassi). In particolare, ne esistono tre:

  • JSON-LD: JSON-LD è l’abbreviazione di JavaScript Object Notation for Linked Data. Si tratta, di fatto, di una notazione JavaScript codificata in un tag <script> nella pagina e successivamente inserita nell’head o nel body della stessa, senza essere direttamente annidati al testo.
    Si tratta del formato esplicitamente raccomandato da Google nelle proprie linee guida, innanzitutto perché può essere aggiunto alla pagina in modo dinamico direttamente tramite Google Tag Manager o, in alternativa, usando JavaScript o un widget o plugin dei più celebri CMS.
  • Microdata: I microdata, invece, sono specifiche HTML utilizzate direttamente nel codice del contenuto per denominare le proprietà da esporre come dato strutturato. Differentemente dal formato JSON-LD, dunque, i microdata sono strettamente collegati all’elemento testuale. Nonostante Google raccomandi l'uso di JSON-LD, un interessante dato statistico sottolinea come si tratti del formato tuttora più utilizzato al mondo.
  • RDFa: Così come per il formato JSON-LD, anche RDFa è un abbreviazione di un termine più complesso: Resource Description Framework in Attributes. RDFa è un estensione HTML5 che può essere inserita nell’head della pagina oppure usato come nota supplementare al contenuto. Il suo utilizzo primario è quello di sintetizzare il contenuto visibile dall’utente, da descrivere al motore di ricerca.

 

Come usare vocabolari e formati in una strategia SEO

Abbiamo compreso cosa siano i dati strutturati, come funzionino e perché dovresti usarli. Sono tutte informazioni rilevanti, ma manca l’ultimo tassello: comprendere al meglio come utilizzarli nella strategia SEO. Lo sappiamo, si tratta di informazioni complesse - specialmente per chi è alle prime armi - ma non bisogna spaventarsi. Con un approccio ben pianificato sarà possibile incorporare i dati strutturati nel tuo sito in modo relativamente semplice.

Prima di vedere come creare e aggiungere al sito vocabolari e formati, vanno individuate in prima istanza le pagine più rilevanti sui quali inserirli e successivamente definiti gli attributi unici per il tipo di vocabolario da implementare.

 

Le pagine più rilevanti: agisci secondo priorità

Nella valutazione primaria, considera come prioritarie quelle pagine che hanno un impatto significativo sul tuo business: saranno quelle per le quali sarà più opportuno fornire immediatamente indicazioni rilevanti ai motori di ricerca, guidando al sito un traffico maggiormente qualificato.

Così, oltre alla homepage, il punto ideale dal quale partire saranno le cosiddette money pages, ovvero quelle pagine dirette ad aumentare direttamente le entrate, come ad esempio:

  • Le pagine prodotto con il bottone “aggiungi al carrello”
  • I dettagli sul brand e le recensioni (come abbiamo visto, i rich snippet quali le stelline hanno un impatto grafico rilevante)
  • Le pagine di lead generation che presentano un form dei contatti
  • I contenuti di elevato valore con un buon numero di impressioni

Gli attributi unici: seleziona le informazioni appropriate

Ogni tipo di contenuto ha proprietà specifiche e distintive per le quali tentare il posizionamento. Prima di codificare le informazioni tramite i vocabolari, è fondamentale definire gli attributi unici selezionando le informazioni più appropriate da fornire al motore di ricerca, differenziabili a seconda del contenuto:

  • Se il contenuto è di tipo informazionale, ossia prodotto per offrire una proposta da leggere, ascoltare o vedere senza finalità commerciali dirette, sarà opportuno fornire gli attributi rilevanti per favorire il maggior numero di accessi qualificati al sito.
    Prendiamo, a titolo di esempio, un articolo di stampo giornalistico: possibili attributi sono il nome dell'autore, il topic sul quale è incentrato il contenuto, l'URL di tutte le immagini (incluse quelle in miniatura) e i titoli di ogni specifica sezione.
  • Se il contenuto è di tipo commerciale, quindi direttamente votato alla vendita, sarà opportuno fornire gli attributi rilevanti per quanti sono interessati all'acquisto del prodotto o servizio.
    Esempio perfetto è la pagina prodotto di un e-commerce di abbigliamento: possibili attributi sono il nome del prodotto, il prezzo, la valutazione media degli utenti e il numero di recensioni, il colore, l’URL dell’immagine e ulteriori informazioni come il numero per un paio di scarpe o la taglia per una t-shirt.

Affidati a Google

Tutti i vocabolari e formati elencati sopra sono validi, ma prima di procedere alla creazione e all'implementazione sul tuo sito ci sentiamo di darti un consiglio: affidati ai consigli di Google, se non altro perché è il motore di ricerca più usato al mondo e gran parte delle ricerche degli utenti vengono affidate a esso. È pertanto raccomandabile usare schema.org come vocabolario e JSON-LD come formato: l'integrabilità tramite Google Tag Manager risulta essere particolarmente utile in ottica SEO in quanto permette di ridurre la quantità di codice nella pagina, rendendola più leggera e veloce. Un fattore rilevante per la tua strategia: un boost perfetto per accelerare la scalata verso la prima pagina.

 

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